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mercoledì, dicembre 14, 2005

PUBBLICO INVECE CHE PRIVATO

Ad un amico virtuale molto impegnato in rete a diffondere e condividere saperi, gli ho chiesto se studiava, che cosa facesse nella vita. Lui mi ha risposto:
"non amo parlare del privato...mi annoio".
Un pò imbarazzata - in realtà era la risposta che mi aspettavo -, anche un pò delusa nonostante tutto, mi sono scusata per l'invadenza ma ho anche aggiunto:
"io invece, in rete, sono perchè il privato divenga pubblico...riminiscenze adolescenziali di quando l'idea di comune nei miei sogni risolveva tutti i conflitti".
Sono stata più che spontanea. Se ci avessi pensato un pò su alla risposta da dargli, di sicuro non ne avrei formulata una migliore di questa. Non ci ho pensato neanche un istante. E' venuta fuori col respiro.
A quel che ho detto, però, rileggendomi poi, ci sto ancora riflettendo. Insomma, mi scopro.
Sto pensando a tutti quelli che lottano per la privacy, a tutti quelli che vogliono essere lasciati in pace almeno qui, a tutti quelli che vivono con l'incubo che qualcuno possa leggergli le email, a tutti quelli che criptano qualsiasi cosa gli appartenga. Ho pensato a molte lotte hacker e, ad un tratto, io avevo detto una frase che era contro tutto questo?
Ma il privato non è come un codice chiuso?
E se in rete il privato diventasse pubblico, sarebbe davvero così un male? Per tutti?
Quel che ho pensato è davvero così poco hacker? :-(

4 Comments:

At 12:18 AM, Blogger FreeSky said...

ciao, anche io penso che su internet tutto dovrebbe essere comune e consultabile a tutti.
Però ti ricordo che solo coloro che hanno le spalle pulite non hanno paura di mettere a disposizione di tutti la loro vita.
Ma xkè questa paura???
Secondo me è provocata dai grossi produttori che forniscono i servizi che garantiscono la privacy per vendere i loro prodotti.
Quindi dovremmo opporci al potere che hanno su di noi le "Corporation"...
Loro ci rubbano la nostra libertà per poi vendercela con il contagocce.

 
At 1:29 AM, Blogger Jimmy said...

L'idea e` che, almeno in rete, dovremmo essere liberi. Liberi di parlare del privato e liberi di scegliere se farlo. Ognuno in coscienza (o seguendo il suo istinto).

 
At 11:27 AM, Blogger DaMe` said...

Sì certo, liberi di scegliere e su questo siamo più che d'accordo. Però se io lotto per la condivisione, lotto perchè ci sia libertà di esprimersi, libertà di appredere, libertà di creare degli spazi comuni, libertà di ideare progetti a favore della gente, libertà di viverli insieme agli altri senza precludere nessuno, perchè sono per la massima apertura, per quale ragione io dovrei temere di dire chi sono e cosa faccio fuori da questa realtà virtuale? Che problemi ci sono a fare e a dire a viso scoperto?
Cultura del sospetto e cultura dell'apertura vanno insieme? Io non credo! E' un controsenso!
Non che debba essere una regola rendere il privato pubblico, sia chiaro!
Ma è ciò che mi aspetto da chi si adopera per gli altri e impiega le proprie energie per migliorare questa realtà.
Volendo fare invece un discorso più generale...la privacy garantisce me, certo! Ma garantisce anche molti altri le cui azioni e intenzioni dovrebbero essere palesi, chiare e limpide, note a tutti. Ma dico...dovrebbero...e invece non lo sono! E così governanti, stati, servizi segreti, terroristi, mercati, business men utilizzano ciò che per cui lottiamo qui per fare i propri comodi, per scopi totalmente diversi.
Sinceramente a volte penso che chi vuol stare qui si prende la rete per quel che è..spazio aperto e non sicuro. Gli affari si fanno fuori di qui, la politica anche si fa fuori di qui, parlo di quella istituzionale, parlo di quella in cui gli interessi della gente non sono mai considerati, il commercio lo fai fuori di qui.
La rete è un luogo virale. Qui tutto circola, tutto può essere messo allo scoperto, tutto può essere distrutto e annientato, tutto può essere violato. Se tutto questo non ti piace, allora la rete non è un luogo per te. Ovviamente è una metafora...ma anche no.
Comunque io ci sto ancora riflettendo...parecchio anche.

 
At 2:53 PM, Anonymous ErMeS said...

Credo che rendere pubblica la propria privacy non sia un conncetto antirivoluzionario... anzi!! Ciò vorrebbe dire in primis che nessuno avrebbe niente da nascondere e quindi tutti cresceremmo sia a livello culturale che contenutistico (per dirla in termini di mercato). Ecco dov'è il problema di fondo (già accennato da freesky): le grandi lobby vivono grazie al fatto che il privato non sia pubblico ed è da quì che nasce la lotta che muovno giorno per giorno contro la comunità open source. Rendere indipendente, e quindi libero, l'utente sarebbe estremamente controproduttivo. Ma la cosa più grave è che le persone sono liberissime di scegliere: la massa decide di non essere libera, libera dalle spietate leggi di mercato, ma soprattutto liberi dall'ignoranza!

 

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