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giovedì, giugno 22, 2006

Pesce a Fore - La Rivelazione

Senza tedio....spero...si è capito....
quando uno non sa più che dire
si spinge oltre e spera di stordire o forse addirittura scandalizzare...

Atteggiamento assai infantile che rivela solo il senso o forse gli infiniti sensi di un nome:
Pesce a Fore

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Pesce a Fore, l'escluso dal sistema dell'Arte
Sistema dell'arte come ambiente naturale di Mario
Sistema dell'Arte descritto come spazio lercio e corrotto
Mario aspira al lerciume e a farsi corrompere o corrompere
No, no!...solo alla convenienza, al guadagno....un sacco di soldi!!!

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Pesce a Fore, l'uomo dal fallo in mostra
nessuno se ne è accorto!!!
Se gli dici che è piccolo si offende
Se gli dici che è grande vuol infilarlo ovunque
anche nel Sistema dell'Arte

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Pesce a Fore, l'uomo dal fallo in mostra
ce ne siamo accorti
perchè piscia negli angoli di strada
in cui conferenzia
persino sugli artisti e l'arte
che tanto brama

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Pesce a Fore:
un nome,
una garanzia

THE END
:-)

4 Comments:

At 2:04 PM, Blogger Domenico Di Caterino said...

HACKER, ARTISTI ED ATTIVISTI AL SERVIZIO DEL NUOVO ORDINE GLOBALE DELL'ARTE DELL'IMPERO:

L'anno zero sei era un anno particolare, caotico ed iper-moderno, hacker ed attivisti artistici pensavano di essere avanti rispetto a quella fetta di mondo non occidentalizzata e capitalizzata e di potere volare alto rispetto ad una inqualificabile bassezza quale era l'escrementizio sistema dell'arte.
Sistema dell'arte che dalla fine dell'ottocento fondava la sua esistenza su di una rete di relazioni mercantili, clientelari e nepotistiche, amplificate in epoca iper moderna dalla potenza dei new media (che rimanevano però vecchi nei contenuti, semplicemente si trattava di campionamenti del già visto e vissuto).
A quel tempo era diffusa e consolidata la revisionistica teoria secondo la quale nessuno oggi saprebbe dell'esistenza e del passaggio umano e terreno di un tale di nome Vincent non fosse per le fortunate circostanze, che fortunatamente lo hanno collocato di fianco ad un noto, encomiabile e stimabile mercante, gallerista e padre di famiglia, il fratello Theo Van Gogh, un rapporto quindi non proprio al di sopra delle parti e disinteressato.
Il problema grosso nell'anno 2006 era che tali comunità iper-moderne, estetiche e virtuali erano così etiche ed elitarie da ignorare completamente tutto quello che era il mondo reale (il loro microcosmo quotidiano così come il sistema mercantile dell'arte anarco liberista).
In queste comunità funeree della memoria presente attivistica e piratesco artistica virtuale regnava imperante un dogma scolpito nei bit: negare l'esistenza del sistema mercantile dell'arte, ometter lo e non considerarlo.
All'interno dello stesso sistema dell'arte però questi pirati, artisti improbabili ed attivisti sterili si auto reputavano scomodi ed ingombranti, operavano all'interno del sistema galer/ristico dell'arte sollevando con l'aiuto di aziende editoriali specializzate problemi di risonanza ultra popolare distraendo così consapevolmente gli artisti maestranze artigiane ed il loro pubblico dai quotidiani soprusi, mortificazioni, torti ed atteggiamenti vessatori subiti.
Tali pseudo denunce virtuali ed estetiche, ampiamente denunciate dagli attivisti (quelli veri), miravano semplicemente a smuovere anime consumiste di utenti appassionati d'arte etici, arricchendo così all'interno del sistema dell'arte i medesimi futuristi e futuribili pirati del nuovo sciacallaggio artistico economico globale.
Tali artisti (presunti), terribili e scomodi hacker artistici (?) ed attivisti erano sorprendentemente d'accordo con gli addetti ai lavori specialistici e specializzati, mercenari al soldo dell'Impero del Nuovo Ordine Globale dell'Arte Transnazionale su di un argomento, ad unanimità.
Mi chiedete l'argomento?
“Pesce a Fore” ed il suo maledetto “no project” tarlato targato P.A.AFF. (Posse Precaria Artisti AFFamati), erano a loro detta: datati, noiosi, patetici e superati.
Questo sostenevano con incredibile omogeneità di giudizio critico nell'anno zerosei.
In realtà “Pesce a Fore no project” ed il “P.A.AFF.” agivano nell'anno zero sei da autentici cani sciolti, da artisti privi di qualunque forma di controllo, attaccando così criticamente, artisticamente ed attivisticamente qualsiasi cosa attentasse alla libertà di ricerca artistica ed alla sua autodeterminazione.
"Pesce a fore" con il suo P.A.AFF. all'interno di una cosa vetusta, fetosa, immonda, ipocrita e fetente come il sistema dell'arte era visto come qualche cosa d'improponibile e di sconveniente, come potevano gli artisti insorgere contro i loro stessi probabili acquirenti?
Cosa cazzo stava succendo?
Tutto appariva molto più puzzolente dei vecchi e cari impressionisti che avevano come unica colpa di non lavarsi e cambiarsi le mutande, quì stava succedendo qualche cosa di ben più grave e gravoso, certi artisti stavano mangiando la foglia non liberalizzata ed illegale nell'epoca del proibizionismo, del bigottismo, del perbinismo e del bigottismo globale che appariva invece ad i più patinato, liberale e liberista.
Questa situazione sistemica dell'arte creava quindi una grossa frattura tra gli artisti che non andava ricercata nel media artistico utilizzato, bensì nel quanto e nel come il media artistico cercasse di spostare i riflettori del grande fratello imperiale sulle nefandezze, i soprusi e le ipocrisie del sistema stesso.
Ragion per cui, per certi artisti il sistema non esisteva e se esisteva era assolutamente meritocratico e per altri invece esisteva ed era clientelare ed assolutamente non meritocratico, recintato da una zona rossa all'interno della quale non tutti potevano accedere.
"Pesce a fore" ed il P.A.AFF. erano disturbanti e forse anche disturbati, delle pantegane, delle "zoccolone" come si dice a Napoli o delle"merdone" come si dice a Cagliari, erano in ogni dove e sembravano moltiplicarsi all'infinito, all'ennesima potenza, le merdone d'altronde sono uguali in ogni angolo del globo, provate a confrontare una merdona del Sulcis Iglesiente con una di Nuova York o di London Town, sono incredibilmente e straordinariamente eguali, abituate a mangiare la stessa merda avanzata rifiutata, geneticamente modificate come l'umanità grossa e grassa che si nutriva agli aromi naturali alla luce del sole che colpiva ed annichiliva stordendole giovani menti creative.
Queste pantegane avevano la pelle pelosa e dura, si nascondevano negli anfratti e nelle fogne della rete vivendo di avanzi, ma la cosa più incredibile, scandalosa ed impopolare stava nel fatto che in piena epoca iper moderna erano visibili cazzo, non potevano più nascondersi dentro le fogne e ben che meno sotto il tappetino.
Blog, mail, liste e siti specialistici erano dovunque a denunciare la loro cazzo di esistenza immondizia, puzzolente, fetosa e fetente, che cosa volevano? Da quando le pantegane reclamavano posti ed esistenze artistiche al sole? La globalizzazione aveva globalizzato tutto, anche la merda e le fogne.....


II- CRACKERS PAVESI ON LINE:

Altro che Hackers, queste presunte intelligenze comunicative virtuali ricordavano piuttosto i crackers Pavesini, rispetto a questi però avevano la virtù di autoimpacchettarsi virtualmente, straordinariamente convenienti, a costo zero, non serviva più alle aziende neanche delocalizzare.
Distanti anni luce dalla condizione del P.A.AFF., loro erano veramente e sinceramente duri, rozzi e puri, supereroi antieroi nel DNA geneticamente modificato, sommersi, flessibile, liquidi e precari fuori e dentro dalla rete fognaria.
Mangiavano arte a colazione, pranzo e cena e la notte prima di addormentarsi ci facevano l'amore stantuffando furiosamente fino a farla sanguinare come una giovane e pura verginella, quanto urlavano cazzo e quanto sudavano...
Brutti, luridi, sporchi di colore fino a divenire grigi, anche nelle interiora, proprio come le pantegane, in perenne erezione, duri come il marmo...
Merdone (o zoccolone se preferite) giganti e dinoccolate, arrivavano ad una altezza di quasi due metri ed evitavano rigorosamente di farsi vedere alla luce del sole.
Quando venivano beccate alla luce del sistema solare per non farsi annichilire da tanta luce e dissanguare di corsa correvano a rifuggiarsi nel loro habitat naturale, la sommersa rete fognaria.
Un giorno di metà Giugno una iperborghese archeologa precaria di trentotto anni di nome Maria, non si capisce il perché e non si capisce il per come si reca al porto di Napoli (Molo Beverello) con una bottiglia per quello che lei ha identificato come il fascinoso leader parassita della posse sciolta di ratti supereroi in una sacca di resistenza fognaria, quello di loro che si faceva chiamare Mario, originario di Naples...
Il caso caotico naturale è imprevedibile ed imponderabile, per cui a distanza di qualche giorno nel becco di un gabbiano spennato, tale lettera pervenne nelle zampe pelose e lercie di colore al petrolio della fascinosa merdona dominante, in cerca di cibo sul molo Ichnusa di Cagliari.
Peccato che tale lettera fosse infarcita di luoghi comuni, ragion per cui Mario la pantegana giudicò con facilità e faciloneria Maria il crackers pavesi, la giudicò una impucchiatita come si dice a Napoli, termine che traslato nell'Italiano corrente sta a significare più o meno un prodotto emotivo del pensiero unico iper moderno...
Maria provava una tenerezza infinita per la merdona di nome Mario, presumeva di potere dare dei consigli alla merdona senza prezzo, in fondo voleva solo cercare di fargli comprendere che poteva elevare la sua qualità di vita, si trattava solo di essere un poco più relativi e meno severi ed austei con se stessi.
Nella lettera citava esperienze sovversive come L.B. o Wu Ming, così sovversive da essere comodamente targate Einaudi o Mondadori, citava anche i famigerati e terribili 01.org, una coppietta di amorevoli fasulli che aveva capito le più elementari leggi del marketin globale.
Così i 01.org contestando la grassa, grossa, ricca, opulenta e corpulenta civiltà consumistica del superfluo occidentale si poteva bivaccare in maniera parassitaria a sue spese e vincere anche qualche segnalizione critica da qualche curatore etico rosso stile Benito Ulivo da Salerno (che per darsi un tono metropolitano diceva di essere Napoletano).
Veri e propri sciacalli, pronti ad arricchirsi sulla pelle e sulle palle delle pantegane, vendendo loro ed i loro ideali al migliore offerente...
Quanta tristezza, Mario la pantegana dopo avere letto l'e-pistola di Maria il crackers partenopeo la stracciò, certo con rammarico era sempre a ruota di sesso selvaggio, l'idea di fare l'amore con quel crackers piatto e senza curve, pergiunta con quegli ideali steriotipati non glielo rizzava, anzi glielo rimpiccioliva a vista d'occhio.
Per eccitarsi servivano sogni sessuali e rivoluzionari non banali.
Ci stanno fottendo tutti, pensava in solitudine, allora perché non accettare fieramente il timbro a fuoco di Flash Art sulla pelle pelosa? In fondo siamo tutti di questo mondo e non esiste un sistema altero...
Così, banalmente, per ornamento tribale iper moderno, quale trasgressione ornamentale maggiore per una pantegana di razza come lui?

III- WC NET ART

Cresce la popolarità della zoccola targata Flash Art:

Nonostante tutto la popolarità populistica mediatico specializzato della pantegana di nome Mario cresceva, invitato in una trasmissione di Rai Sat Educational ad argomentare le abiure del sistema mercantile dell'arte Imperiale proprio davanti al suo guru Don Benito Ulivo, inventi espositivi in rinomate gallerie/galere alla moda, ma lui non cedeva di un centimetro e non “leccava il culo” a nessuno (tanto per citare Pier Paolo Pasolini).
Non voleva inculare il sistema, voleva solo ampliarlo, aprire una terza via, intanto il mondo degli artisti lentamente si spaccava, nascevano fun club di Mario Pesce a Fore, ma era questo sul serio il fottuto nome di questo pittoresco pittoruncolo ottocentesco? Qualcuno lo chiamava Domingo Aniello, Tommaso Aniello, Batteryo, Bydello, DDT artista, Giovanni Liconti, Domenico Mimmo Di Caterino, ma chi cazzo era costui?
La sua popolarità cresceva e la sua personalità diveniva sempre più mitica, suo malgrado, lui intanto resisteva senza cedere a lusinghe di sorta.
No Mimmo o Mario non credeva alla scalata del sistema, riteneva semplicemente che un artista con la sua reiterata azione di disobbedienza al sistema, con un lavoro di estrema qualità, potesse rifiutare tranquillamente deleghe ed imposizioni vessatorie sistemiche ed autoaffermarsi.
Mimmo o Mario era in realtà uno sfigato, solo che nell’anno zerosei uno sfigato qualunque poteva facilmente essere identificato come un pericoloso terrorista, bastava poco, una voce libera ed indipendente per ritrovarsi sommersi da diffide varie di studi legali vari.
Non credeva ciecamente e biecamente nella avveniristica e telematica rete virtuale, confidava nelle relazioni sincere e vere e non voleva assolutamente fare il gioco sporco del libero mercato che voleva tutti i pittori dell'anno 2006 discendere direttamente dall'operazione globale nazional popolare italica targata Don Benito Ulivo (che scandalo studiarlo nelle Accademie) della Transretroguardia.
Nonostante una certa sensibilità stesse cambiando per merito di quello che la scienza chiama effetto farfalla, un battito d'ali di una farfalla a Carbonia può fare arrivare un maremoto a New Orleans, gli hackeristi pseudoartisti crackers pavesini accusavano il P.A.AFF. di immobilismo, il pensiero unico imponeva la dispersione e la confusione comunicativa.
Intanto loro che cazzo facevano? Nulla neanche comprendere che Pesce a Fore nasceva fuori e non voleva assolutamente entrare.
Pesce a Fore era incazzato con il sistema? Allora perché cazzo non lo inculava fino a fargli venire le emorroidi? Invece nulla Pesce a Fore insisteva con quel suo atteggiamento autolesionistico che paradossalmente lo rendeva ogni giorno di più simbolo di resistenza culturale e creativa, icona di tutte le sacche locali di resistenza artigianale artistica davanti allo strapotere delle armate finanziarie dell'appiattimento culturale ed artistico globale.
D'altronde non si sforzava di cercare il nuovo e non rincorreva novità trendy, consapevole che non sistemi paralleli possibili, erano tutti vittime del macrocosmo sistemico imperiale finanziario globalizzato ed omogenizzato.
Paralleli, quali sistemi? Quelli di T bAzz che come lui non trovava niente di meglio che scrivere ermetici e specialistici saggi critici di nicchia su Flash Art?
Rivendicava semplicemente il diritto di parola e di produzione artistica del pensionato o del cassintegrato?
In una comunità Hacker questo non era possibile cazzo! Gli Hacker Artisti Attivisti erano una altra variante del pensiero unico.

Caldo, caldo afoso, quaranta gradi in terra sarda sul molo Ichnusa, la pantegana nonostante tutto
Rifletteva su quella improbabile lettera ricevuta. Di che cosa lo si accusa esattamente?
Avrebbe dovuto sottoporre alla comunità avveniristica e statica i suoi progetti e quelli della sua posse?
Perché per essere fruibile da tutti?
Perché avrebbe dovuto?
No, trovava più disobbediente i suoi deliri, più etici i suoi lamenti statici e passatisti.
Il vino è più buono quando è vecchio, perché un lamento non dovrebbe esserlo?
Chi dice che il lamento non sia propositivo?
L’immobilità ed il lavoro invisibile in un contesto iper moderno dove tutto è visibile gli sembrava più sensato, d’altronde che cosa ci si aspettava da uno che negli anni ottanta aveva sette anni?
Perché dovrebbe da consumatore passivo distinguere tra Den Harrow e la Transavanguardia?
L’immobilità totale con tutto il suo fetore statico, si fidava solo di quella, così pigro e localizzato da non essere mai andato a Milano a conoscere di persona Politi, troppo faticoso e dispendioso, d’altronde poi il potenziale delle reti fognatiche telematiche era quello di rilocalizzare potenzialmente il delocalizzato o sbaglio?
Tutti potevano mettere al corrente tutto di tutti, salvaguardano così comunità locali reali.
Tutto rimaneva comunque un grandissimo calderone infernale ribollente e caotico, il Pesce a Fore non era più in erezione, la radio trasmetteva “Save a Prayer” dei mitici Duran Duran di Simon Le Bon, delle sere tra un mirto ed un limoncello dopo torrenti di birra Ichnusa non capiva più un emerito cazzo.
Inculare il sistema con astuzia? No thanks, era un idealista, stantuffava solo quando si sentiva amato.
Usava la rete per non farsi usare dalla rete, usava la comunità per non farsi usare dalla comunità, tutto in nome della libertà di ricerca artistica per sua natura anarco individualista.
Anno strano il 2006 il sistema dell’arte era completamente al servizio dei potenti alla conquista del mondo e delle sue risorse, voci distorte difendono i padroni, cene e grandi buffet ad inaugurazioni e tra le pietanze la taglia sulla testa del Pesce a Fore esule sardo.
Ogni giorno la sua minestra trita e ritrita, perché? Perché semplicemente non esisteva giorno eguale al giorno prima e la memoria non era una virtù richiesta nell’anno zerosei.
La memoria voleva salvaguardare la sua memoria era uno zombie, nato morto e sepolto, la colpa? Di menzogne verbalizzate e storicizzate subite passivamente che lo avevano intimamente convinto che nulla è più ribelle della verità nuda e cruda, non esisteva variazione ritmica tra lui e la sua pittura, tutto eguale al giorno prima e la sua pittura sempre eguale a se stessa, nonostante il sistema arte, sistema che conosceva così a fondo da evitarlo con accuratezza come l’A.I.D.S.
Difficile spegnerlo, inutile sparargli addosso, sarebbe solo servito a consegnare un martire artistico alla storia, un nuovo Vincent senza l’appoggio di un gallerista, cazzo un problema vero e serio.
Servivano bombe culturali intelligenti in grado di sterminare lui e tutti i suoi adepti, qualcosa di più potente di Don Benito Ulivo, aveva gli anticorpi a tutto quello che era stato il sistema ad allora.
Sapeva che artisti come lui erano ovunque, erano in tanti ed in tutte le parti, rotte d’arte indipendente.

Poteva l’immobilità servire a qualche cosa?
Pesce a Fore riteneva fosse l’unica possibilità di resistenza culturale ed artistica.
Lavorare in silenzio, dipingere e scolpire, puzzare e sporcarsi di colore anche quando il calore era
Insopportabile.

A CHE COSA CAZZO SERVIVA LA WC NET ART?

Odiava stronzate come la Wc-Net Art, sterile e sterilizzate, sterilizzante ed innocua, adorava il tanfo naturale delle cose, nuotando quotidianamente e ripetutamente in un mare che non c’éra, costituito in sostanza da quella maledette rete fognaria, dove il Cazzeggio ed il divertimento si ritenevano operativi.
Di che cosa cazzo vivevano questi artisti nati sotto la futuribile e futuristica etichetta sterilizzata e sterilizzante della Wc Net art?
L’arte non era una cosa democratica questo era risaputo e consolidato dall’epoca rinascimentale, era semplicemente mutato il principe.
No, Pesce a Fore non aveva voglia di vernissage e d’operatrici culturali interessate al suo lavoro solo perché interessate al suo sesso, membro, cazzo, pisello, pesce o chiamatelo come vi pare, l’importante è capirsi….
Non erano interessate alla sua arte, forse neanche la capivano, ma a redimerlo si, ad una notte di sesso si, quanto era affascinante quando prendeva per il deretano brillo e in ogni modo brillante.
Non sopportava costrizione e legami ed odiava l’ipocrisia, non capiva la necessità di tanti partiti in un sistema bipolare del pensiero unico, non bastava un partito unico con tutti a dire le stesse cose?
Il presidente della repubblica a questo punto non poteva essere un computer con un programma firmato da Bill Gates?
Qualcuno assicurava che Bill Gates fosse autistico, gli artistici si dice ragionino per immagini come gli artisti, certi artisti hanno presente un’immagine quella del colore del dollaro.
Non capiva molte cose Pesce a Fore…..
Pesce a Fore? Che cosa voleva dire precisamente, in Puglia lo interpretavano come cazzo di fuori, qualcuno come uno che piscia fuori, qualcun altro come un pesce fuor d’acqua che nuota in un mare che non c’è, forse a Fore era una residenza e Pesce un cognome…….

PROSTITUTA A COSTO ZERO PER AMORE:

Una cosa era certa però, gli piaceva donarsi a costo zero, amava le puttane, ma non le prostitute, amava quelle che scopavano per il piacere di farlo, per il piacere d’amare e di godere a costo zero, lontane dai riflettori, le amava perché lui era come loro, un poeta.
Questo era inconcepibile nell’anno 2006, l’amore per la poesia dell’arte, amare senza prezzo e senza darsi prezzo era uno sgarbo troppo grande, un insulto ai diritti dei lavoratori, a sentire lui il suo era uno sciopero creativo permanente contro le abiure del sistema, ma era vero?
Lui s’immaginava come una puttana che per piacere scopava con tutti a poche lire, così tirava a campare, fino a quando però con la globalizzazione non ci fu l’invasione delle extracomunitarie sulla Domitiana di Villa Literno verso Castel Volturno in provincia di Caserta, il suo sano mercato etico andava a farsi friggere in nome della convenienza economica….
La cultura della precarizzazione artistica andava rilocalizzata attraverso la denuncia possibile solo okkupando una fetta d’informazione specialistica ed alternativa sui new media e sui media specializzati.
Il risultato? Pesce a Fore spaccava e schiantava le palle a tutti, belli e brutti, sarebbe servito a qualcosa o a qualcuno? Al momento serviva a lui a scopo teraupetico, non si era ancora suicidato il che era già una conquista per uno che già a tredici anni aveva tentato di farla finita con il mondo…., agiva ed agiva poeticamente e quotidianamente ogni giorno, solo che questo nell’anno zerosei era superfluo, inutile, irritante, immobilizzante, ci si doveva muovere, tutti dovevano fare tutto ed avere molteplici interessi per non ritrovarsi a tu per tu con una berretta e spararsi sessanta centesimi di proiettile nella palle!

LAVORARE TUTTI PER LAVORARE MENO?

Era vero cazzo, gli slogan degli anni settanta si erano realizzati tutti, ricordate il “lavorare tutti lavorare meno”? Nell’anno zerosei lavoravano tutti e lavoravano meno per ritrovarsi tutti retribuiti il nulla, Pesce a Fore difatti aveva un sogno vivere ed amare una donna reietta quanto e come lui, statica ed immobile quanto lui e vivere in un sacco a pelo con tante piccole merde umane come lui, inutili ed inconsistenti che amassero l’arte, la scienza e la poesia quanto lui e non a fini di lucro….
Fosse stato per lui non si sarebbe mai mosso da Casal di Principe in provincia di Caserta, non aveva un’anima nomade e consumistica, sapeva di non scoprire comunque un cazzo e che il sistema mondo era staticamente eguale ovunque…..
Aspettava semplicemente di essere sterminato, era un individuo locale ed avrebbe finito d’essere quello che meritava, ricordate i nativi americani? Quella era la fine che faceva chi non sognava di sfruttare tutte le superficiali risorse che questo cazzo di triste mondo offriva!
Gli chiedevano di progettare, ma che cosa avrebbe dovuto progettare? Non credeva nella cultura del progetto così come non credeva nell’azione coordinata e collaborativi, credeva nella poetica delle cellule sparse e del kamikaze artistica, tutto accadeva per caso e senza progetto, bastava a suo dire semplicemente trovare una intesa su grandi questioni.
Un dogma per lui era fondamentale ed intoccabile:
NON ESPORRE IN UNA GALLERIA/GALERA PRIVATA E TRANSNAZIONALE.
Aveva fatto per avallare tale scelta un ragionamento molto semplice, elementare, ingenuo da suscitare tenerezza infinita da parte degli smaliziati wc net artisti cresciuti all’ombra di azioni di propaganda di artisti come il finto Oliviero Toscani (che nel 2001 aveva fatto a Politi una pubblicità infinita), 01 punto orgia e L’Utero Bliss tett.
Si era detto: la galleria galera è uno spazio privato così come casa di un mio conoscente qualunque, dato che l’arte ha un valore puramente simbolico a questo punto basta esporre un oggetto in uno spazio privato per fare arte.
D’altronde nell’anno zerosei succedeva questo, non esisteva niente di pubblico, tutto era assolutamente privato e privatizzato, i Musei erano condannati a chiedere fondi ed opere per valorizzare l’arte contemporanea ad i privati.

L’ARTE CONTEMPORANEA ERA IN OSTAGGIO:

L’arte contemporanea era in ostaggio d’imprenditori senza scrupoli che l’arte neanche sapevano cosa fosse, però avevano il soldo, il fagiolo, il testone, insomma facevano il brutto ed il cattivo tempo figli della loro ignoranza ed arroganza imprenditoriale.
Questa era l’azione rivoluzionaria del Pesce a Fore che nuotava in un mare che non c’è essere libero di autodeterminare la sua ricerca artistica mandando a farsi sfottere i tutori del nuovo ordine globale culturale ed artistico ed i fautori del progetto artistico nella direzione vettoriale univoca del pensiero unico.
In questa ottica si sublimavano ed idealizzavano artisti che avevano fatto del loro non fare un cazzo e non sapere fare un cazzo un arte.
Pesce a Fore era un presuntuoso ed aveva un ego smisurato, presumeva di sapere fare e di conoscere bene il suo lavoro, non voleva neanche progettare percorsi che avrebbero in qualche maniera potuto accostarlo a Catinello Catellan, a Laura V Crooft, Piero Gola Profonda, Zakka il Manzo-tin e via dicendo….
No lui era libero e bello, questa sua libertà e bellezza la difendeva contro tutto e tutti ogni qualvolta temeva d’essere acciuffato ed ingabbiato, con una donna non riusciva a stare per più di tre giorni, dopo sentiva il suo pesce puzzare……
Lui era il principale artefice del suo male, figlio dell’amore per il mare e della libertà, della grande passione per l’arte che lo aveva portato suo malgrado a diventare il portavoce del P.A.AFF., una sacca di resistenza di guerriglieri della semiotica dell’arte tenuti insieme solo dalla volontà di proseguire liberamente la loro ricerca artistica tenendo fuori di essa tutto il resto.
Chi erano i suoi compagni di viaggio? Chi erano gli altri artisti brutti, sporchi e cattivi che seguivano Pesce a Fore in questo suo folle e lucido delirio?

IV- Pina

Era sempre di pessimo umore quel vecchio diavolo di un Pesce a Fore, la complessità e l'umoralità di certe situazioni riusciva ad afferrarla solo dopo avere toccato il limite.
Un emisfero sinistro a trazione posteriore.
Una compagna che amava e che lo amava a dire il vero c'èra, il problema è che come tutti gli universi di Mario era talmente conflittuale....
Avrebbe desiderato anche mettere su famiglia e fare tanti bambini, la sua però era una generazione cagata, di scorreggie nell'universo per dirla alla Bossi, una generazione d'impossibilitati a mettere radici in ogni dove perché dovunque ci si muovesse si trovavano sempre e comunque sabbie mobili e paludose.
Ci litigava spesso, furiosamente e drammaticamente, anche in occasioni speciali e particolari come il viaggio di lei a Nuova York, quell'ultimo giorno insieme prima di un mese di lontananza non trovava nulla di meglio da fare che sognare l'attimo in cui finalmente poteva lavorare e dipingere.
Sapeva essere dolcissimo quando voleva, quando però non riusciva a disegnare o dipingere per più di ventiquattro ore usciva completamente fuori di zucca e diveniva intrattabile....
Cagliari a Giugno dell'anno zerosei era calda, bollente, con un caldo così sull'asfalto si poteva perdere anche la cervella, il cervello ci scioglieva al sole come un cornetto algida.
Dopo avere litigato drammaticamente con la compagna, senza drammatizzare dato che oramai quella per lui era condizione routinaria, tornando verso casa a piedi incontrò un amica, verso buoncamino, una pittrice, una artista sommersa nei meandri della rete fognaria del sistema dell'arte, Pina la Porcellina.
Pina era una porcellina magra, distante dall'icona classica della maiala e della porcona occidentale alla Jessica Rizzo, d'altronde gli artisti sommersi e scartati di produzione proprio bene non se la passavano.
Parlarono un poco tanto per cambiare di sistema dell'arte, per gli artisti sembrava non esistere altro, lei teneramente gli diceva con voce carezzevole di non temere diffide da parte di studi legali al servizio di aziende al servizio dell'editoriale specializzata globalizzata artistica, anzi erano delle conferme operative e pratiche alle sue strambe e bislacche teorie.
La stessa cosa gli confermò una sera uno studentello di giurisprundenza nativo di Desulo, un fedele Cristiano, gli disse a Burgerlandia: Cercano solo di spaventarti ed intimorirti, la cosa peggiore che ti possa capitare è finire in tribunale.
Tribunale? Pesce a Fore voleva solo proseguire liberamente la propria ricerca artistica, voleva solo pittare!

 
At 4:05 PM, Anonymous ivy phoenix said...

solo un saluto... so pochissimo di questo tipo quindi è inutile che commenti da incompetente anche se ho letto volentieri, commentone compreso....

 
At 11:22 PM, Blogger DaMe` said...

Scrivergli una lettera era un pretesto per saperne di più....ma ci ha detto tutto tutto e alla fin fine proprio niente....Quindi...si può solo giudicare da quel che trapela e quel che trapela è: certezze su contraddizioni; ragionamenti pseudo-razionali sulla follia; arte a favore degli artisti sull'egocentrismo firmato pesce a fore...Mò vedi tu :-)))))))

 
At 1:38 PM, Blogger Mimmo Di Caterino said...

Potete seguire ciò che è diventato Mario pesce a fore su www.tavorartmobil.blogspot.it

 

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